ARTICOLI
 
Anno 2005
Orate nel tirreno
Massimo Saija da Messina





Bene mi è stato dato il compito di descrivere la pesca all’orata, ed eccomi qui seduto a provare di usare delle parole molto semplici per descrivere i modi per insidiare questo bellissimo pesce del nostro mediterraneo!
Innanzitutto prima di provare a pescarlo dobbiamo conoscerlo bene per riuscire a capire dove trovarlo e che tipo di insidia dobbiamo usare.
L’orata, fa parte della famiglia degli Sparidi (come saraghi, dentici, occhiate, occhioni…) il nome scientifico è Sparus Auratus. Ha il corpo argenteo schiacciato hai lati, una testa molto imponente, vicino alle branchie possiede due macchie nere e rosse e fra gli occhi una macchia color oro vivo.
Ha una dentatura molto particolare, composta da placche ossee molto resistenti mosse da dei muscoli mandibolari potenti, tanto da riuscire a triturare di tutto.
E’ ermafrodita, cioè cambia sesso durante la crescita. Quando nasce è maschio per poi diventare femmina intorno ai 4 anni di età!
La prateria di sabbia e poseidonia è il suo habitat preferito, non ama le acque turbolente, la si trova comunque in quasi tutti gli ambienti marini. Da giovane vive in branchi più o meno numerosi, una volta raggiunta la maturità sessuale inizia a separarsi dal branco e a vivere da sola al massimo con uno o due compagni.
La riproduzione avviene in inverno e la schiusa delle uova nel periodo estivo. Di solito deposita le uova in acque poco profonde dove si mantiene una temperatura mite.
L’alimentazione è molto varia, in testa ci sono i molluschi come mitili, cannolicchi, murici. Ma si nutre anche di granchi, paguri e anelidi.
Una cosa che ci interessa molto come pescatori, raggiunge grandezze di rilievo con più di 80 cm di lunghezza e 10 Kg di peso.
Adesso che abbiamo un quadro di chi dobbiamo affrontare possiamo parlare di come si possono organizzare battute mirate a questa regina del mediterraneo.
Innanzitutto un paragrafo va dedicato all’attrezzatura.
Visto che l’orata non ama le acque molto mosse e sporche la incontreremo alla fine di una scaduta e mare completamente calmo, prevalentemente e nel 90 % dei casi di giorno, avremo bisogno di una canna di media potenza centrata fra i 120 e i 150 grammi, con un arco molto potente ma allo stesso tempo pastoso da poter assecondare le potenti fughe della preda, una parabolica o un leggera bass fanno al caso nostro.
Il mulinello deve essere di buone dimensioni, molto potente e con la bobina capiente. Vanno più che bene i modelli da surf casting. Questo date le condizioni in cui pescheremo lo caricheremo con dell’ottimo filo non inferiore allo 0,25 e non superiore allo 0,35 a cui collegheremo un parastrappi adeguato alla zavorra usata.
Ora passiamo al terminale.
Per confezionare i terminali useremo fili di qualità, il fluorocarbon è un ottimo compagno ma da scegliere fra quelli più morbidi e leggeri, nei diametri compresi fra lo 0,23 e lo 0,35 asseconda di esca e trasparenza dell’acqua.
Gli ami vanno scelti molto robusti, data la particolare boccuccia dell’orata, i modelli beck si adattano molto bene allo scopo. La misura va scelta in relazione all’esca usata, diciamo che, per un anellide, un numero 2 va bene, per granchi, bivalve ecc. possiamo salire di numerazione per arrivare a toccare 1/0.
Avendo tutto a nostra disposizione costruiamo il terminale.
Questo deve essere molto leggero, nel senso che non deve farsi notare dal pesce. Il migliore e più usato consiste nel montare un long-arm lungo anche 250 cm con piombo scorrevole ( vedi foto).
Ora siamo pronti, abbiamo tutto a nostra disposizione, basta reperire le esche e trovare l’arenile adatto al nostro scopo.
Per le esche possiamo sia lanciarci sugli anellidi, fra cui sceglieremo il bibi in capo a tutti e a seguire il rimini, l’americano e in muriddu. L’orata adora gli inneschi voluminosi quindi scegliamo i vermi più grandi. Oppure andremo alla ricerca di cozze, fasolari, cannolicchi…
Per rendervi meglio conto di come realizzare gli inneschi potete guardare le foto allegate.
La zona di pesca va cercata dove vi è una buona presenza di poseidonia e di sabbia, non tralasciando le zone miste con scogli e ciottoli.
Una volta messe le canne in pesca per alleggerire ancora il complesso pescante è bene lasciare il filo in bando di 1-2 mt, e tarare bene la frizione del mulinello
L’attesa da ora in poi ci accompagnerà nella battuta. Ma restiamo sempre vigili, e guardiamo le vette. La regina ha un modo di abboccare molto particolare, dapprima tocca l’esca spostandola con il muso, poi la prende in bocca e la mastica, ci gioca. Non appena si sente sicura di potere ingoiare parte a tutta velocità. Noi percepiremo tutto questo vedendo dapprima vibrare e muovere leggermente la vetta (anche per diversi minuti), per poi assistere ad una violenta e costante flessione della stessa e infine rimanere incurvata. Il momento è di sicuro emozionante ma dobbiamo mantenere la calma, presa la canna in mano bisogna ferrare in modo deciso ma non violento. Tenere leggermente le bobina e fare qualche passo indietro è una buona opzione, oppure portare indietro la canna con decisa costanza, si deve evitare di essere violenti, perché spesso al momento della ferrata l’amo non è ancora nella carne ma viene solo tenuto con l’innesco nella bocca. Infatti la stragrande maggioranza delle orate le troveremmo allamate sul fianco della bocca.
Il combattimento e lungo ed entusiasmante, bisogna assecondare tutti i movimenti del pesce e cedere filo con la frizione precedentemente tarata alle fughe più violente, dobbiamo stancare la preda quando è ancora lontana da riva per evitare spiacevoli sorprese sul gradino di risacca.
Non appena notiamo che inizia a perdere le forze iniziamo un leggero e dolce pompaggio senza però serrare la frizione ma bensì tenendo la bobina frenata con le mani pronti a lasciarla per cedere filo (palming). Vicino riva l’orata inizierà a nuotare a favore di corrente, è un momento delicato dove sta cercando di recuperare le forze e dove con probabilità effettuerà un ultima fuga.
Il momento di portarla a secco è arrivato, l’ideale sarebbe avere un fedele amico pronto con guadino o raffio per dare aiuto, ma se ci troviamo da soli dobbiamo cercare di carpire il momento magico dove grazie ad un onda forzeremo dolcemente il pesce facendo in modo che vada ad appoggiarsi il più vicino ai nostri piedi, a questo punto l’afferreremo facendo attenzione a non mettergli le dita in bocca. Per poi sederci sulla battigia con l’adrenalina alle stelle, il sudore sulla fronte a guardarla lì nella sua maestosa bellezza ferma fra le nostre mani.
Spero che quello che ho scritto vi sia di aiuto per riuscire a catturare questo bellissimo pesce, e concludo con il dirvi di avere tanta pazienza e costanza. Un’orata di un paio di Kg ripaga anche sei mesi di piatta totale con il sui fantastico carattere facendoci drogare di lei.
Buona fortuna.



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