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Anno 2007
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Teresa Romeo da Messina
La biologa risponde
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Teresa Romeo nata a Messina il 29/08/1973 - Biologa Marina
Sede di lavoro è STS-ICRAM – Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare - Laboratorio di Milazzo, Via dei Mille 44, 98057 Milazzo (ME).
E-mail: romeo@pescareinsicilia.com
Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Messina conferita nel 1996, dove ha frequentato il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina, svolgendo la tesi di laurea dal titolo: Determinazione dell’età in giovani esemplari di Coryphaena hippurus L.1758, attraverso diverse strutture ossee.
Attività di tirocinio post-laurea presso l’Istituto Talassografico (CNR) di Messina, dove si è occupata di ricerche relative a specie ittiche demersali attraverso lo svolgimento di campagne di pesca a strascico.
Dottorato in Scienze Polari presso l’Università di Siena, dove ha frequentato il Dipartimento di Scienze Ambientali, svolgendo la tesi di dottorato dal titolo: Ecologia e livelli di contaminazione in specie ittiche campionate in due differenti aree antartiche: Mare di Ross ed Isole Elephant e Shetlands.
Si occupa di attività di ricerca relative all’ecologia di specie ittiche pelagiche affrontando tematiche di studio rivolte alla biologia ed all’ecologia di pescespada, tonno, alalunga, aguglia imperiale, ricciola, lampuga e altre specie pelagiche.
E’ assegnista presso l’ICRAM. Nel novembre 2006 è vincitrice di un concorso di 1° ricercatore ICRAM nell’area tematica “Uso sostenibile della risorsa”.
Dal 1995 ad oggi collabora a progetti di ricerca nazionali ed internazionali riguardanti l’ecologia e la biologia di specie ittiche pelagiche, curandosi degli aspetti legati alla distribuzione ed alla presenza delle stesse in relazione all’ambiente e allo sforzo di pesca.
Ha partecipato a numerose campagne di pesca scientifica demersale e pelagica, e a due Spedizioni Antartiche condotte su Navi oceanografiche occupandosi dello studio dei contaminati su specie ittiche e del loro trasferimento dalle aree mediterranee a quelle remote.
Ha collaborato ad attività di marcatura satellitare del pescespada nell’ambito di programmi di Ricerca ICRAM e ad attività di ricerca mirate allo studio della qualità degli organismi in relazione all’impatto antropico sull’ambiente su specie ittiche di interesse commerciale quali il pescespada (Xiphias gladius) ed il tonno rosso (Thunnus thynnus).
Nell’ambito di studi sulla biodiversità ittica ha svolto attività di Visual Census con ARA (Brevetto Subacqueo Advanced SSI) in prossimità di piattaforme di estrazione di metano e studi di ripopolamento attivo di Scyllarides latus (Cicala di mare). Ha partecipato a vari documentari naturalistici e servizi per trasmissioni quali Linea Blu, Linea Verde, Speciale Leonardo, Ambiente Italia, Geo & Geo..
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Gennaio 2009
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Teresa Romeo da Messina
Risposta per Lucianoz
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Domanda:La “luminescenza” del calamaro
Le trance di calamaro costituiscono un tipo di esca intensamente utilizzata soprattutto nella pesca dalla spiaggia in presenza di mare con consistente moto ondoso (surfcasting).
Comunemente si ritiene che tale esca sia catturante perché :
- a causa del suo colore, è facilmente visibile pure in presenza di schiuma o acqua torbida;
- la sua consistenza permette di tenerla in acqua anche per lungo tempo senza che si deteriori;
- è fornita di una qual certa “luminescenza” che aumenta la sua capacità di attirare il pesce..
A proposito di questa LUMINESCENZA delle carni del calamaro (ovviamente morto), sul forum sono state espresse opinioni diversificate.
C’è chi ha detto che questa luminescenza è prodotta da una sostanza, la luciferina, che tra l’altro sarebbe sensibile agli sbalzi di temperatura (per cui scomparirebbe o si attenuerebbe se si congela il calamaro) nonché sarebbe esaltata dall’ossigenazione del trancio ad es. nella schiuma del mare.
C’è chi invece ha detto che negli animali marini la bioluminescenza si attiva senza concorso dell'ossigeno ( a differenza di quanto avviene ad esempio per le lucciole), per cui quella del calamaro, già di per sè non significativa e legata ai processi vitali del soggetto come la presenza attiva di particolari batteri, si attenua o scompare quando esso è defunto e non può più essere ripristinata o per lo meno mantenuta a lungo.
La prima “tesi” si trova anche in un manuale del surfcasting il cui autore è un “maestro” della materia.
Ebbene, costui afferma testualmente che “la luciferina, speciale sostanza contenuta nelle polpe del calamaro e della seppia, giunta a contatto con l'ossigeno (la schiuma ne è stracarica) si ossida emanando una soffusa luce verdastra; richiamo assai noto a tutte le prede del surf".
Il mio personalissimo parere è che nella materia specifica si vada molto a lume di naso e pochissimo su basi moderatamente scientifiche, con molto spazio lasciato all’approssimazione, cosa che favorisce il sorgere ed il permanere di scontati luoghi comuni se non di vere e proprie leggende metropolitane.
Ecco perché mi rivolgo nuovamente a Lei affinché, anche in questa evenienza, voglia tratteggiare sinteticamente gli aspetti fondamentali della problematica.
La ringrazio e la saluto cordialmente.
Luciano - utente del forum di pescareinsicilia.
Risposta : Dott Teresa Romeo
Caro Luciano,
intanto scusa per il grande ritardo ...
In merito alle tue domande ti do in sintesi una spiegazione scientifica che comunque è anche legata alla specie di calamaro utilizzato...
Entrambe le suddette tesi che hai descritto affermano delle cose corrette: la luciferina è una sostanza responsabile della luminescenza in molti animali marini (non solo molluschi cefalopodi) e la reazione chimica che la produce, catalizzata dall’enzima luciferasi, necessita della presenza di ossigeno.
E’ anche vero che sono stati condotti studi su varie specie di molluschi cefalopodi, in cui è dimostrato che la produzione di bioluminescenza è causata dalla presenza di batteri simbionti in alcuni tessuti dell’animale.
Una delle specie più comuni di batteri luminescenti nei cefalopodi è il Vibrio fischeri, la cui produzione di luciferina è ampiamente dimostrata.
Ovviamente la produzione di luminescenza è legata ai processi vitali della specie ospite e si attenua con la
morte dell’animale, ma può persistere per un tempo più o meno lungo a seconda delle condizioni ambientali (ad esempio la temperatura del frigorifero rallenta sicuramente la degenerazione dei tessuti in un animale morto).
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Gennaio 2008
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Teresa Romeo da Messina
Risposta per mimmop67
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Domanda: Inquinamento mercurio
Gentilissima Dott. ssa ...vorrei sottoporle una domanda a
cui non si riesce a dare delle giuste e ragionate
spiegazioni ....mi spiego meglio: ...parlo della zona
denominata "Marina di Melilli" a Siracusa...tale zona è
considerata giustamente una zona ad alta pescosità...ma
dopo
gli eventi di inquinamento delle acque di Augusta (mercurio)
giustamente ricalcata dai media....si notò che qualche
cattura effettuata in tale spiaggia presentava delle
malformazioni (tipo spina deformata)...ultimamente questo
problema delle malformazioni non si è più riscontrato.
Frà
l'altro la federazione fipsas di Siracusa ha vietato le gare
su questo spiaggia....ma da informazioni intraprese...questa
decisione è stata presa senza documentazione probante
..in
più sappiamo che sono state effettuate delle prove sulle
acque della zona e sono risultate molto meno inquinate di
altre zone del versante orientale della Sicilia. A questo
punto le mie domande sono le seguenti: - Dopo una causa
inquinante (quale proprio il mercurio), in un determinato
luogo, dopo quanto tempo in genere la stessa zona ridiventa
pulita....e in che percentuale incide sulle malformazioni
dei pesci ....e ancora peggio sull'uomo che ingerisce tali
pesci... - Se una zona risulta inquinata...tenendo presente
lo scambio delle acque a causa delle maree...il tipo di
fondale che si trova sul posto, ed altri fattori ....a quale
distanza la propagazione dell'inquinamento può arrivare?
Grazie anticipatamente della sua cortese risposta.
Mimmop67
Risposta : Dott. Teresa Romeo
Il problema legato al mercurio è molto complicato,
soprattutto per i pesci sottoposti per molto tempo a impatto
antropico con immisione di mercurio nell'ambiente. Considera
che questo elemento in tracce è già naturalmete presente
nel'ambiente marino e che in Mediterraneo le concentrazioni
presenti negli organismi marini sono più elevate di quelle
di altri mari. A questo si aggiunge il problema di un
immissione di origine antropica che ne aumenta i livelli. I
pesci che stanziano maggiormente in luoghi sottoposti ad
alto impatto anrtropico possono acccumularne quantità
così elevate da comportarne anche malformazioni, ma
questo dipende da vari fattori, quali la fisiologia del
pesce, la sua biologia ed ecologia, il suo habitat.
L'effetto sull'uomo che mangia un pesce contenente mercurio
non può provocare problemi, l'importante è non mangiare
tanti pesci che contengono mercurio. Considera che ci sono
dei limiti stabiliti a livello di prevenzione determinate
specie sottoposte a contaminazione da merurio, tipo il
tonno, per cui un uomo di peso medio di circa 80 kg non
dovrebbe mangiare più di 1 kg di tonno a settimana ...i
tempi di ripulita di una zona a rischio ambientale non si
conoscono, ma sono molto lunghi, comunque se ti capita di
poter fortografare un pesce malformato, mandamelo, è
importante approfondire questi studi.
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Novembre 2007
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Teresa Romeo da Messina
Risposta per mimmop67
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Domanda:
Salve mi chiamo Mimmo e sono un collaboratore di pescareinsicilia....dando
un'occhiata a varie discussioni fra pescatori, più di una
volta ci si chiede parlando delle varie
esperienze....ultimamente si è notato un cambiamento nelle
abitudini alimentari delle specie ittiche che si trovano
nelle nostre acque....e in più, a volte , troviamo specie
che fino ad ora non erano presenti nelle nostre acque(tipo
pesci tropicali, etc...).....cosa ha provocato tutto ciò e
che cosa ci dovremo aspettare per il futuro ...spero di
essere pertinente con i suoi studi .....in attesa di una sua
risposta ...cordiali saluti e un grazie anticipato .
Risposta: Dott' Teresa Romeo
Non sappiamo ancora cosa aspettarci, ma i cambiamenti
climatici sono una della principali cause della presenza di
specie tropicali. Alcune specie riescono a entrare sotto
forma di uova attraverso le acque di zavorra delle navi;
inoltre l’apertura del canale di suez e l’aumento della
temperatura del mediterraneo riescono a instaurare una serie
di condizioni ambientale per cui alcuni pesci 1riescono a
trovarsi bene nelle nostre acque, ad aumentare e anche a
riprodursi. Se tale effetto perdurerà potrebbe portare ad
una competizione tra specie per la risorsa alimentare. Il
cambiamento del clima comporta anche dei cambiamenti
nell’andamento delle correnti, con conseguente spostamento
dei nutrienti per i giovani pesci.. Il fatto che alcuni
pesci cambiano alimentazione può anche essere dovuto al
fatto che l’impatto dell’uomo (inquinamento)
sull’ambiente provoca la diminuzione di alcune risorse e
anche alcune attività di pesca dannose possono portare ad
un eccessivo sfruttamento della risorsa che provoca un
cambiamento nell’abitudine alimentare dei pesci…devono
adattarsi a sopravvivere…
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