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Febbraio 2010 Emanuele Lisi
La Piombatura Frazionata

Nella traina costiera per insidiare prende importanti spesso siamo costretti ad affondare le nostre esche a determinate profondità ed è per questo che in tale articolo spiegherò come piombare una lenza,sia con l’esca artificiale sia con il vivo utilizzando la piombatura frazionata. Per quanto riguarda l’utilizzo dei minnow si deve eseguire uno standard di piombatura frazionata in modo crescente( vedi disegno 1), ad esempio caliamo il nostro minnow (sinking o floating) con un terminale di circa 15m ed inseriremo il primo piombo a sgancio rapido del peso di 100g , a seguire fileremo in mare altri 20m di lenza madre e inseriremo un altro piombo a sgancio rapido di 200g , filiamo altri 20m e inseriremo un altro piombo a sgancio rapido di 300g e per ultimo fileremo in mare 30-40m di lenza madre cosi da far pescare a 80-90 da poppa il nostro minnow alla velocità di circa 3,5-4nodi .L’esempio riportato ed illustrato nel disegno 1 serve a far capire l’esatto sistema di come deve essere distribuito il piombo su una lenza in modo crescente ,si potrebbe inserire anche un quarto piombo ( 750g es. esca -100-150-200-300g-barca)altro esempio(1kg es. esca-100-200-300-400g-barca) oppure diminuire del tutto la piombatura eliminando un piombo (300g es. esca -100g-200g-barca), ma queste sono regole che nascono in base alla profondità in cui vogliamo far lavorare la nostra esca . Spesso si commette l’errore di inserire tutto il piombo(vedi disegno3 es. 600g)a circa 15m dall’esca o addirittura di inserire i piombi al contrario in maniera decrescente ( vedi foto 2 ) non facendo affondare l’esca in modo corretto. Dai due disegni (1-2-3) si deduce il perché imponiamo un affondamento diverso , nel disegno 1 (con piombatura crescente) la lenza madre affonda creando la classica “panza” del filo con un affondamento costante e graduale, mentre nel disegno 2 (con piombatura decrescente)si avrà un andamento più rettilineo della lenza diminuendo l’affondamento dell’esca in quanto il primo piombo da 300g tende a far affondare il resto dei piombi in maniera irregolare e l’ultimo piombo da 100g non avrà nessun effetto affondante sulla nostra lenza oppure(disegno3) posizionando un singolo piombo da 600g a 15 metri dell’esca avremo un affondamento minore rispetto alla piombatura frazionata di 600g distribuita in maniera crescente .Con questo non voglio dire che la piombatura frazionata decrescente o la singola piombatura non rende in fatto di pesca ma si ha un effetto negativo sull’affondamento del minnow . Come in ogni tipo di affondamento entrano in gioco alcune regole fondamentali da rispettare che sono : diametro della lenza madre , correnti marine , velocità della barca e tipo di esca da utilizzare .Oggi le cose si sono un po’ semplificate grazie al multifibre poiché la diminuzione del diametro ed elevati carichi di rottura ci rendono la vita più semplice consentendoci di utilizzare meno piombo rispetto al nylon per raggiungere le stesse profondità .
PIOMBATURA FRAZIONATA PER IL VIVO
Per quanto riguarda l’affondamento delle esche vive o morte in alternativa al piombo guardiano si possono utilizzare le piombature frazionate in maniera crescente (vedi foto 3).La foto 3 ci illustra gli assetti di traina con il piombo guardiano(punto 3) , con la piombatura frazionata crescente(punto1) e con la frazionata decrescente(punto2) . Per quanto riguarda il piombo guardiano(punto3) abbiamo già affrontato il suo utilizzo in un articolo pubblicato nell’ottobre 07 , in questo si mostra come per l’affondamento delle stesse esche vive o morte si possa ugualmente ricorrere al sistema della piombatura frazionata che anticamente veniva utilizzata con le lenze a mano di grosso diametro piombate in maniera crescente inserendo una serie di piombi ad oliva nella lenza partendo da uno più piccolo di circa 30g a salire gradualmente a piombi più grandi fin quando si raggiungeva l’assetto di pesca desiderato . Ancora oggi questo sistema di pesca è utilizzato ma è stato tramandato alle più moderne attrezzature da pesca (canne e mulinello) per affondare le esche vive ed è un sistema che spesso sostituisce il piombo guardiano poiché riesce a dare un affondamento più lineare e costante insospettendo meno i nostri predatori , in particolar modo viene usato per insidiare ricciole a mezza acqua o al di sopra della mezza acqua e durante alcune giornate di pesca ha segnato la netta differenza con il piombo guardiano . Come precedentemente detto Il disegno 3 è stato suddiviso in 3 punti , al punto 1 troviamo l’assetto di pesca con la piombatura frazionata crescente e al punto 2 troviamo quella decrescente . Dalle stesse figure possiamo notare che effettuando una piombatura a scalare decrescente(punto2) diamo un assetto errato alla nostra lenza madre, prendendo in considerazione il fatto che quando si pesca con il vivo si avrà una velocità di traina compresa tra 1-2 nodi, così il primo piombo che è quello più pesante tenderà a dare un assetto in maniera rettilinea alla nostra lenza molto simile al piombo guardiano , se invece andiamo ad analizzare l’assetto crescente (punto1) andremo a notare che la distribuzione dei piombi è crescente verso l’imbarcazione dando un assetto corretto alla nostra esca viva creando quella classica “ panza” così da far scendere verso il fondo in maniera graduale e costante la lenza pescante come avveniva anticamente con le vecchie lenze piombate a scalare .
CONSIDERAZIONI FINALI
Gli esempi di piombature effettuati in questo articolo non vogliono rappresentare dei veri assetti di pesca o una regola fissa, ma solo degli esempi corretti su come distribuire la piombatura su una lenza madre per pescare con minnow o esca viva con canne e mulinello, inoltre una volta capito il sistema di come deve essere piombata una lenza potremmo ricavarci delle tabelle di affondamento . Uno dei metodi più antichi ma precisi è quello di calare in mare su un fondale sabbioso o privo di ostacoli il nostro assetto di pesca con la piombatura X alla profondità Y alla velocità Z con un minnow o un esca senza ami e aiutati da un ecoscandaglio e un gps per effettuare delle prove, ad esempio metto 3 piombi a sgancio rapido , esca-15m-100g-20m-200g-20m-300g-30m-canna alle velocità di 3 nodi e tocco il fondo con l’esca a 10m, annoterò su carta che con 600g distribuito alla X maniera ho toccato il fondo a 10m alla velocità Y e cosi via per tutti gli assetti di pesca che mi voglio ricavare. Non si deve dimenticare di calcolare anche l’affondamento dell’ esca in particolar modo se utilizziamo un minnow affondante con paletta , un ultimo consiglio è quello di eseguire virate larghe e possibilmente aumentare un po’ la velocità per evitare che la nostra lenza piombata tocchi il fondo perdendo esca e piombi .
 
Dicembre 2009 Emanuele Lisi
L'aguglia reperimento e innesco



L’aguglia (belone belone) si trova principalmente su quasi tutte le coste del mediterraneo ed è un pesce dalla forma molto affusolata la cui principale caratteristica è quella di avere una sorta di becco o rostro che gli serve per catturare piccole prede che normalmente sono sardine o alici . Ama cacciare sotto la superficie ed è spesso ricercata dai trainisti nei periodi estivi ed autunnali poiché costituisce un ottima esca per ricciole ,leccie amia e dentici. Gli spot dove la si può trovare sono scogliere in genere , gli esterni dei porti come dighe frangi flutti e zone dove sono presenti scogli affioranti in mezzo al mare . i metodi di pesca per la sua cattura sono vari , può essere pescata sia a postazione fissa dalla barca che a traina ed è proprio quest’ultima che andrò a descrivere . L’attrezzatura utilizzata per pescare le aguglie a traina deve essere molto leggera , si posso impiegare canne da bolentino leggere con un range massimo di 120g e una lunghezza di 210-240cm e un mulinello fisso di dimensioni 4000 imbobinato con del multifibre di basso libraggio o nylon dello 0,25-0,30 .Personalmente utilizzo 3 sistemi di pesca diversi che andrò ad elencare . Il primo che utilizzo è quello del coreano innescato su due ami , in quanto l’aguglia ne va ghiotta . Si prepara uno spezzone di filo da 1,50m dello 0,23-25 al fluocarbon con due ami n°22 serie2315 mustad legati in serie alla distanza di 5-6cm l’uno dall’altro , inserendo un amo nella testa del coreano che funge da amo trainante e un altro amo a metà corpo che funge da amo pescante ma spesso non fa differenza perche si hanno allamate su entrambi gli ami , il sistema è molto attirante perche il coreano si muove in maniera sinusoidale e frenetico .Il Secondo sistema è quello di autocostruire su un bracciolo di filo dello 0,23-25 al FC di circa 1,50m una piccola piumetta di vari colori ad esempio bianca e rossa o rossa e gialla o rossa e nera con piccoli filamenti iridescenti e poi leghiamo l’ amo misura 22 dove verrà innescato con un pezzo di coreano , prima di mettere a mare la lenza pescante distanziare 5-6cm la piumetta dall’amo innescato con il coreano in modo da creare una sorta di teaser molto attirante per l’ aguglia cosi oltre ad avere un effetto visivo ha anche un effetto culinario per la nostra aguglia. Ultimo sistema diffuso per chi non ama il faidate e vuole un esca pronta all’uso è quella della matassina o meciudda , consiste in una serie di filamenti di seta uniti (vedi foto) . Spesso vengono legati due o tre matassine in serie possibilmente di colore diverso come il giallo o orange , non appena l’aguglia mangia i dentini del suo rostro s’imbroglieranno tra la seta e quindi ne rimarrà vittima , cosi avremo delle aguglie senza ferite e molto energiche , in quanto il sistema non presenta ami .Le velocità da mantenere in pesca sono di 1-1,5 nodi per il sistema innescato con il coreano intero e per il sistema con la piumetta , mente per il sistema della matassina possiamo mantenere anche 2-2,5 nodi avendo la possibilità di ispezionare più tratti di mare . Fondamentale osservazione è che durante la mangiata con le esche naturali come il coreano si deve avere l’accortezza di lasciare un piccolo imbando di filo o abbassare la canna verso poppa dopo la mangiata e poi subito ferrare, poiché l’aguglia prova a tramortire la sua vittima per poi mangiarla in una seconda fase ,con la matassina si avranno delle mangiate secche e decise e quasi spesso al primo tentativo l’aguglia rimane vittima della nostra insidia .Le aguglie appena pescate devono essere messe dentro l’ apposita vasca del vivo con un adeguato ricircolo continuo di acqua per evitare di far morire la nostra preziosa esca . Passiamo ora al sistema di innesco che ritengo essere fondamentale per la traina con il vivo . In merito a tale argomento vi sono molte scuole di pensiero maturate negli anni da ciascuno di noi ,personalmente preferisco l’ innesco su due ami di cui uno fisso pescante ed uno scorrevole trainante come si vede in foto , l’amo trainante va posizionato a chiudere il rostro dal basso verso l’alto e il pescante invece collocato nei pressi della coda un po’ più sotto del suo orifizio anale . Le aguglie di dimensioni fuori dal normale le possiamo innescare con 3 ami di cui uno trainante sul rostro , uno centrale sotto pelle e uno pescante più sotto del suo orifizio anale .Cosa molto importante in merito a questo tipo d’ innesco è quello di lasciare il giusto lasco di filo tra i due ami inseriti nel nostro pesce esca per dare la possibilità di nuotare liberamente durante l’azione di traina , ulteriore ed ultima osservazione per evitare brutte sorprese ed non avere strike a vuoto ,consiste nell’adeguare gli ami da innesco alle dimensioni dell’esca evitando di mettere ami piccoli su esche grosse o viceversa . La velocità da mantenere con l’aguglia innescata viva e di circa 1 nodo ma aguglie di una certa dimensione reggono bene anche i due nodi e se un aguglia è ben innescata può durare viva anche diverse ore almeno fino a quando non faccia gola ad un grosso predatore.
 
Luglio 2009 Emanuele Lisi
Il mulinello da traina


I mulinelli si distinguono in fissi (fixed spool) e rotanti (multiplier reel). Per motivi di robustezza, potenza e quantità di filo da contenere, nella traina vengono impiegati i mulinelli a tamburo rotante e vengono così classificati: la sigla 2/0 corrisponde circa a 8-12lb , la 4/0 corrisponde a 20-30lb, la 6/0 corrisponde ad 50lb , la 9/0 corrisponde a 80lb e la 12 /0 e la 14/0 corrispondono a 130lb. Questa nomenclatura serve a dare una classificazione ai mulinelli da traina per libraggio e quantità di filo che possono contenere nella bobina , in modo tale da abbinarli in maniera equilibrata alla canna da traina,ad esempio ad una canna da 80lb non possiamo abbinare un mulinello da 4/0 (20-30lb) ma dobbiamo mettere un mulinello da 9/0 80lb .Il mulinello rotante è composto da un corpo macchina chiamato shassi, da due guanciole laterali una di destra (vedi foto1) dove troviamo la manovella ,la frizione, lo sgancio bobina e tutto il gruppo portate di ingranaggi, ed una di sinistra (vedi foto4)dove possiamo trovare il cicalino ed un eventuale registro meccanico della bobina(vedi Penn Senator),sullo shassi trovano alloggio due gancetti ad anello che servono ad ancorare il mulinello ad una panciera da combattimento , altro componente che si potrebbe trovare è il guidafilo ma a mio modesto parere non va d’accordo con questi mulinelli , un vero mulinello da traina non deve avere il guidafilo , in linea di massima sono questi i componenti di un mulinello da traina. Si potrebbe operare un ulteriore distinzione relativamente al freno- frizione .Esistono, infatti ,mulinelli con frizione a stella(vedi foto1) e mulinelli con frizione a leva(vedi foto2) . l primi mulinelli rotanti da traina sono stati quelli a frizione a stella che hanno segnato la storia,ricorderemo bene i famosi Penn Senator,come si vede in foto la taratura della frizione viene regolata da una stella che si trova affianco alla manovella, la frizione a stella è composta da una serie di dischi frizione interposti con una serie di dischi in acciaio,oggi questo tipo di frizione è un po’ in disuso ,da alcuni anni è stata soppiantata dalla frizione a leva perche quella a stella è meno precisa e graduale durante i combattimenti con grosse prede ma non ci scordiamo che hanno regalato grandi momenti a tanti trainisti di tutto il mondo . La frizione a leva è più modulare , graduale e precisa , la regolazione avviene tramite una leva posta nel lato manovella (vedi foto2) , è composta da un disco unico di grosse dimensione compresso da un disco metallico su un corpo reso stagno e calettato sulla bobina con cuscinetti ed asse porta bobina .I punti di regolazione di tale frizione si chiamano punto free, punto strike e punto full, spesso al punto free corrisponde anche lo sgancio bobina(libera) e nel punto strike si ha quasi l' 80% del carico di rottura del filo .Il grado di frenatura viene regolata a secco tramite il Preset Drag System che è calettato sulla leva della frizione ,prima di toccare il pomello del Preset occorre posizionare su zona free la leva della frizione ma si deve evitare di sganciare la bobina libera , ed inoltre bisogna regolare con il Preset e poi controllare il grado di taratura muovendo la leva nella varie posizioni . Al di là del punto di Strike si entra in una zona di bobina bloccata totalmente fino al punto di Full, personalmente lo ritengo un punto critico dove non si deve mai arrivare e per questo motivo prima di affrontare una battuta di pesca si deve regolare la frizione tramite un dinamometro su uno standard del 25-30% del carico di rottura del filo ed avere un margine del 15% durante il combattimento. Per gli angler più esperti esiste un sistema di misura che si chiama esperienza guadagnata per mare negli anni , altri preferiscono come me combattere il pesce con una frizione più docile aiutandosi con pollice o palmo della mano ma è un lavoro pericolosissimo perchè se non si ha il senso della frenata si possono creare grosse parrucche o grosse scottature alla mano su strike veloci come ricciole e leccie amia . Un'altra distinzione che possiamo fare per i mulinelli da traina è che posso essere mono o doppia velocità (vedi foto3).Diamo per scontato che un mulinello a doppia velocità ha il pregio di recuperare un pesce grosso senza eseguire la classica pompata con la canna ma basta inserire il tasto di riduzione ed il mulinello diminuisce il numero di giri ed aumenta la potenza recuperando un pesce di 20kg a fine combattimento di solo mulinello , tanto per farvi un esempio se mettiamo in pesca uno shimano TLD 25 con 500g di piombo e un TLD II 20 con la stessa piombatura e filiamo il piombo in mare su un fondale di 50m e ci mettiamo a un nodo di velocità ci accorgiamo che con il TLD 25 si deve pompare il piombo per recuperarlo in barca e il TLDII 20 basta inserire la doppia velocità e recuperiamo il piombo in barca con grande facilità e leggerezza .Come ormai noto a tutti, i mulinelli rotanti da traina vengono impiegati al contrario rispetto ad un mulinello fisso e per molti neofiti imbobinare un mulinello è un dramma , ma bastano poche sedute di traina per fare diventare tutto un normale movimento tenendo la canna con la mano sinistra imbiccherata sulla cintura da combattimento , girando la manovella con la destra e avvalendosi del pollice della mano sinistra per coordinare l’imbobinamento del filo da destra a sinistra e viceversa . Un accorgimento prima di portare il mulinello in pesca è lo staffaggio sulla canna che deve essere eseguito tramite staffa e viti di serraggio (vedi foto5). Un buona manutenzione stagionale ed un lavaggio dopo ogni battuta di pesca darà lunga vita al nostro mulinello e non dimentichiamo di mettere la frizione a riposo su Free.


 
Maggio 2009 Emanuele Lisi
Traina alla Leccia Amia


La Leccia amia (lichia amia) appartiene alla famiglia dei carangidi , ha il corpo schiacciato ed alto di forma quasi ovale , ha gli occhi piccoli rispetto al corpo ed un apparato boccale molto largo e robusto composto da denti piccolissimi. Sul copro presenta due pinne dorsali, una è superiore e ha degli aculei di cui uno è rivolto in avanti , mentre l’altra dorsale è posta sulla zona anale . Il pesce presenta un colore argenteo con la parte ventrale bianca . Raggiunge le dimensioni di circa 2 metri per un peso di 50kg ma gli esemplari che vengono catturati spesso sono tra gli 8 e i 20kg. È un pesce che da piccolo vive in grossi branchi ma raggiunta una certa maturità ed un certo peso diventa solitario o al massimo vive in coppia .La riproduzione di questi pesci avviene nel periodo primaverile-estivo , vive nei pressi delle foci ,delle spiagge e delle zone portuali oppure frequenta spesso zone con presenza di secche con scogliere sommerse profonde , la si trova nel sottocosta in primavera per poi migrare altrove alla fine dell’autunno, i mesi migliori per pescare questo magnifico pesce sono da maggio a novembre . La Leccia è un grande predatore del mediterraneo e si nutre di cefali, aguglie, alacce e occhiate ecc ecc , le ore migliori per catturare la leccia sono le primissime luci dell’alba e quelle centrali dello zenit ed ama cacciare nelle acque torbide dei porti e delle foci.
Per insidiarla a traina è consigliabile pescare con la tecnica dell’esca viva usando il piombo guardiano o l’affondatore (downrigger) a palla di cannone .La canne più idonee per insidiare la leccia devono essere di un libraggio compreso tra le 12 e le 20lb del tipo trolling o stand –up ad azione ripartita in quanto la leccia è un grande combattente e la sua reazione dopo lo strike è fortissima con una lunga e potente fuga per prima sul fondo e poi in superficie con spettacolari aggallate e schizzi d’acqua, infatti e consigliabile usare mulinelli minimo del 4/0 imbobinati con non meno di 300m di 0,60 oppure con del multifibre di adeguato libraggio . Per affondare l’esca si consiglia l’utilizzo di un piccolo piombo guardiano da 100 a 200g(dipende dal fondale su cui peschiamo) , in quando la leccia caccia nella prima fascia d’acqua o in superficie , come terminale dopo il piombo metteremo una ventina di metri dello 0,60 con un finale a due ami(uno fisso e uno scorrevole) per innescare il vivo .La velocità di traina dovrà essere tra 1 e 1,5 nodi in quanto peschiamo con l’esca viva e la lenza andrà filata fuori bordo per circa 50-60 m compreso di finale . Dopo lo strike e la prima grande fuga occorrerà recuperare la leccia con delle energiche pompate , qui ci tornerà utile una potente stand-up ad azione ripartita . Durante il recupero il pesce compie spesso delle fughe laterali alla barca e picchiate sul fondo o cambia direzione mirando anche verso la barca , questi sono momenti pericolosi in quanto bisogna evitare di lasciare in bando la lenza poiché ne potrebbe causare la slamatura del pesce , quando arriverà nei pressi della barca darà fondo alle ultime forze come tutti i grandi combattenti del mare questo ,ed è qui che l’emozione potrebbe prendere il sopravvento occorre quindi stare calmi e non aver fretta di imbarcare il pesce , al momento giusto ci aiuteremo con un raffio per portare il pesce a bordo .Le migliori esche per insidiare la leccia sono il cefalo l’aguglia e l’alaccia poi ogni spot ha la sua esca principe . Altri pesci che posso cadere vittima di questo tipo di traina sono pesci serra , ricciole di piccola taglia e qualche barracuda o in alcuni spot anche delle belle spigole .
 
Aprile 2009 Emanuele Lisi
Traina al Dentice


Il Dentice (dentex dentex) appartiene alla famiglia degli Sparidi ed ha il corpo di forma ovale . La caratteristica particolare di questo pesce è l’apparto boccale che presenta una serie di denti acuminati e taglienti ,la sua colorazione è varia e bellissima , gli elementi più giovani presentano un colore grigio argento con punti neri e azzurri , gli esemplari adulti hanno invece dei colori che tendono al rosa , un po’ tutti presentano delle macchie gialle sulla parte bassa dell’opercolo brachiale .La sua riproduzione avviene in primavera(tra aprile e maggio) dove tende a raggrupparsi , dove avviene il cosiddetto montone di dentici . Allo stato giovanile vive in branchi , da adulto tente a diventare solitario in particolar modo nei mesi freddi . Vive a profondità regolari tra i 10 e 30m ma durante i mesi invernali si sposta su fondali anche oltre i 50m, ama fondali a carattere misto sabbia, scogli e praterie di posidonia oceanica , predilige secche e grosse pareti rocciose .Il Dentice è un predatore che caccia a stretto contato con il fondo e si nutre di alacce, sugarelli, sgombri ,aguglie, occhiate , menole, boghe e va ghiotto di calamari e seppie. Il dentice può essere insidiato a traina sia con esche naturali (vive o morte ) o con esche artificiali . La pesca a traina con il vivo può essere praticata con il piombo guardiano o con l’affondatore (dowrigger) a palla di cannone per sondare le zone più profonde ,mentre la pesca con le esche artificiali si può praticare con il monel o con l’affondatore a palla di cannone .
La traina con il vivo e il piombo guardiano viene praticata con canne del tipo trolling o stand up di libraggio compreso tra le 12 lb e le 20lb ad azione parabolica o ripartita ,ma un ottimo compromesso può essere una canna da trolling da 16lb,lunga 2,05-2,10m ad azione parabolica o ripartita con un ottima sensibilità e in grado di sostenere piombature importanti sull’ordine dei 500-600g . E’ richiesta un ottima sensibilità nella pesca al dentice perché ha una mangiata particolare in grado di tranciare o sfilare un esca viva senza rimanere vittima degli ami , per questo motivo spesso si ricorre all’utilizzo del multifibre nel mulinello per aumentare la sensibilità alle mangiate e avere una ferrata istantanea sul pesce . Il mulinello che utilizzeremo per questa pesca sarà un 20lb 4/0 capace di contenere non meno di 300m di multifibre, al quale legheremo un finale in nylon di circa 15-20m dello 0,60 ed un terminale al fluocarbon a due ami per innescare il vivo dello spessore dello 0,70 per evitare sgradevoli sorprese in quanto il dentice è fornito di un ottima dentatura . Nella giunzione tra finale e multifibre inseriremo un piombo guardiano capace di far pescare a stretto contatto con il fondo il nostro terminale , mediamente con assenza di corrente ed una velocità della barca a 1 nodo si può stare in pesca anche con un piombo di 500g su un fondale di 40-50m , se si pesca con due canne è consigliabile diversificare le piombature e sondare fasce d’acqua diverse ,spesso questi pesci seguono le scie d’ acqua calda mantenendosi più spostati dal fondo . Come già descritto il dentice mangia su quasi tutte le esche vive ma non disdegna le esche morte come calamari e seppie , l’importante è che siano freschissimi o da poco morti e devono essere ben innescati .
Un altro sistema valido per affondare le esche vive è l’affondatore a palla di cannone risulta essere ottimo per sondare le fasce d’acqua più fonde anche oltre i 50m , per la messa in pesca bisogna filare l’esca viva a 40m dalla barca ,agganciare la lenza madre del mulinello alla pinza della palla e dare la giusta quantità di cavetto per portare l’esca alla profondità desiderata (vedi articolo sull’affondatore).
Il Dentice aggredisce anche le esche artificiali in particolare i minnow di dimensioni che variano da 11 cm a 18cm affondanti o galleggianti, portati in profondità dal monel o dall’affondatore a palla , le colorazioni più usate sono il mitico testa rossa e il classico sgombro azzurro e verdastro . Affondare un esca a 3 nodi a grande profondità non è semplice infatti abbiamo dei limiti da rispettare , con il monel si posso battere fondali non oltre i 20-25m(vedi articolo monel) e con l’affondatore non oltre i 30-35 m , a mio modesto parere si può scendere anche oltre con entrambi i sistemi di affondamento ma andremmo a perdere il vero piacere della pesce sportiva , con il monel per andare a sondare fasce d’acqua in torno a 50m si devono filare in mare circa 400m di monel , in questo caso dobbiamo ricorrere ad un mulinello elettrico , in quanto il recupero diventa un vero tiro alla fune mentre con l’affondatore dobbiamo ricorrere a una palla di 8 o più kg e filare in mare una grossa quantità di cavetto per far scendere la palla a tali profondità.
Dopo aver descritto i sistemi di pesca a traina per insidiare il dentice non ci resta che descrivere lo strike e il recupero di questo magnifico pesce .Lo strike è abbastanza violento negli esemplari di grossa pezzatura , in questa fase il pesce tende a guadagnare la profondità alla ricerca di qualche anfratto o fenditure sul fondale per cercare riparo e tagliare il terminale , se riusciamo con una certa abilità a sollevarlo dal fondale si fa recuperare con facilità dando delle energiche testate, a circa 30-40 m dalla barca spesso lo vediamo affiorare a pancia in su e con la vescica natatoria gonfia , nei pressi della barca dà fondo alle ultime forze ma sarà un capiente guadino o un raffio per gli esemplari più grossi a portare il dentice a paiolo sulla nostra barca.
Altri pesci insidiabili con la medesima tecnica utilizzata per la pesca al dentice con le esche naturali sono le ricciole , le cernie e il dentice praio , con l’artificiale la spigola su bassi fondali , la cernia, il dotto , il barracuda.
 
Settembre 2008 Emanuele Lisi
Equilibrare un artificiale



Prima di mettere un minnow in pesca si devono effettuare delle prove di stabilità e navigabilità. Per cominciare occorre mettere la barca ad una velocità di traina di circa 3-4 nodi e portare l’ esca a 5-6metri dalla barca fuori dai vortici dell’elica , proviamo a dare strattoni sulla lenza e forti recuperi , se l’esca rimane in acqua e naviga bene rilasciamo il filo e mettiamo in pesca l’esca alla distanza voluta oppure aggiungiamo delle piombature (monel-piombatura frazionata-downrigger), se l’esca salta fuori dall’acqua oppure naviga su un fianco (SN-DX) si deve provvedere a farla navigare dritta per renderla catturante .
I minnow possono essere con paletta di plastica galeggianti (floatting) o con paletta metallica affondanti (sinking) .

Paletta di plastica (PL)
Per equilibrare un minnow a PL si deve agire sull’anello metallico posizionato sul muso (foto1-2) e non si deve toccare per nessun motivo la paletta di plastica altrimenti si avrà la rottura dello stessa .
Se un artificiale a PL nuota su un fianco piegare lievemente verso il basso e verso il lato dell’inclinazione l’anello di attacco presente sul muso
Oppure per avere un guizzo più largo e lento inclinare l’anello verso l’alto (foto 2) e per avere un guizzo più stretto e veloce piegare l’anelo verso il basso (foto2)

Paletta metallica (PM)

Per equilibrare un minnow a PM si deve agire sulla paletta metallica (foto3-4)
Portando la paletta verso il basso aumentiamo la profondità di lavoro o viceversa se la portiamo verso l’alto diminuisce (foto3).
Se un minnow a PM nuota inclinato su un fianco inclinare verso il basso il lato opposto della paletta (foto 4), tutti i movimenti della paletta devono essere seguiti con le mani è sconsigliato usare le pinze .
 
Maggio 2008 Emanuele Lisi da Catania
Artificiali da traina


PIUME

La piuma è stata una delle prime esche utilizzate nella piccola traina costiera , veniva impiegata su lenze a mano leggere per la pesca di piccoli predatori di superficie come occhiate aguglie ecc ecc …la costruzione è molto semplice,basta legare delle piume di marabu’(bianche rosse gialle ecc.) su un bracciolo di nylon(0,22-0,26) con del cotone di colore rosso in modo da renderla scorrevole sul bracciolo e legare un amo adeguato alla grandezza della piuma .Le piume semplici devo essere utilizzate a basse andature circa 1,5-2nodi . In commercio possiamo trovare una grande varietà di piume già confezionate sia semplici che con testina metallica ,ma le piume a testina metallica trovano un largo impiego nella traina di superficie a pesci pelagici come lampughe e tonnetti , consiste in una testina metallica forata al centro ed arricchita di piume di vario colore basta far passare il filo del terminale al centro della piuma e legare un amo con un piccolo distanziatore per rendere operativa l’esca , la velocità di traina ottimale per questa esca e di circa 4-6 nodi e devono lavorare senza piombatura .


CUCCHIAINI
È un esca usata nella traina costiera alla ricerca di predatori di fondo e di superficie , i cucchiaini usati per la traina in mare sono a forma ondulante e possono essere sia lisci che martellati, sono armati con amo singolo fissato sul cucchiaino o con ancoretta per garantire una ottima ferrata, a volte l’amo o l’ancoretta viene arricchita da piume di vario colore , troviamo un vario assortimento di cucchiaini con forme e grandezze diverse che variano da 3 a 15cm , la velocità ottimale di traina varia dai 3,5 ai 4 nodi a secondo della grandezza del cucchiaino , nella traina di profondità si sono rivelate ottime esche per dentici e spigole e se impiegati in superficie per ottimizzare l’utilizzo dell’esca è consigliabile utilizzare una piccola piombatura (30-40g).


MINNOW
Il minnow rappresenta l’esca più usata a traina , non è altro che l’imitazione di un pesce in fuga che si muove in maniera frenetica e disordinata , in commercio ne esistono milioni di modelli che hanno pesi,colori,misure e forme diverse. Li possiamo suddividere in galleggianti (floating) ed affondati (sinking), tutti i minnow sono muniti di una paletta o bavetta (plastica o metallica) che ha il compito di conferire il moto sinuoso e frenetico all’esca , spesso quelli a paletta di plastica sono galleggianti e quelli con paletta metallica sono affondanti , tutti i minnow sono armati con doppia o tripla ancoretta o doppio amo e variano per lunghezza( dai 3 ai 26 cm ) possono inoltre essere a corpo unico o snodati . I minnow a paletta metallica posso essere trainati a maggiori velocità (6-8nodi) e hanno un livello di affondamento maggiore rispetto a quelli galleggianti , trovano un largo impiego nella traina costiera e di altura. Il minnow va fissato al terminale tramite girella a moschettone o nodo a gassa in modo da non vincolare il nuoto , in commercio troviamo artificiali muniti di anello metallico collegato alla paletta metallica tipo Rapala Magnum oppure nel caso di artificiali a paletta di plastica sarà munito di anelli spaccato tipo Rapala Original . Tutti i minnow durante l’azione di pesca possono essere piombati.



SILICONI
Con il termine “siliconi” faccio riferimento a quella categoria di artificiali di gomma morbida come anguilline in silicone tipo raglout , dove all’interno alloggia un amo del tipo o’shaugnessy ed ha una coda munita di un piccolo timone che trainato a bassa velocità gli conferisce un moto frenetico , è un esca micidiale per spigole , ricciole di piccola taglia e lampughe.


OCTOPUS &KONA
Gli octopus sono tutti quei polipetti usati nella traina di superficie per pelagici tipo lampughe tonnetti e palamite , ne esistono di tantissimi colori e misure e vengono montati su ami del tipo o’shaugnessy e spesso vengono arricchite da piume colorate( nere, bianche, rosse e gialle con filamenti argentati), trovano un ottimo impiego nelle filose multi amo oppure montati singoli e devono essere trainate ad andature tra i 4-6 nodi .Gli kona sono artificiali molto simili agli octopus ma a differenza di quest’ ultimi montano una testina in plastica cava all’interno in modo da creare una scia e spruzzi d’acqua durante l’azione di traina , entrambe le esche non vanno piombate a parte gli octopus montati su filosa che possono essere montati con lo stim oppure su lenze a mano piombate a scalere .
 
Marzo 2008 Emanuele Lisi da Catania
Piombi per la traina


Nella pesca a traina affondare le esche è un fattore importante da non sottovalutare considerando che buona parte dei predatori costieri vive a contatto con il fondo o a mezz’acqua


PIOMBO A TOTIGLIONE(foto1)

Il piombo a tortiglione è un dei primi piombi studiati per la traina con canna e mulinello per fare affondare le esche artificiali , consiste in un classico piombo a forma affusolata e idrodinamico che presenta delle scanalature su tutto il piombo a forma di spirale per dare la possibilità di arrotolare la lenza madre e fissarla tramite delle spirali di ottone presenti all’estremità del piombo , viene prodotto in diverse grammature da 30 a 800g (vedi foto 1) ed è impiegato per affondare le esche artificiali tipo minnow e cucchiaini



PIOMBI A SGANCIO RAPIDO(foto2)
L’evoluzione e lo studio hanno portato ad un piombo a sgancio rapido , che ha la stessa funzione del piombo a tortiglione ma con tempi di sgancio molto più rapidi , in commercio troviamo infinti modelli ma i più usati sono quelli che vengono fissati alla lenza madre tramite una morsetto con vite, sono veloci da sganciare e non rovinano la lenza perché all’interno del morsetto è presente una striscia di gomma che protegge il filo dalle abrasioni durante le fasi di sgancio e fissaggio


PIOMBO GUARDIANO(foto3)
Come già descritto negli articoli precedenti il piombo guardiano è molto usato per far affondare le esche vive alla ricerca di grandi predatori come le ricciole e i dentici , consiste in un piombo a forma di pera o di cono rovesciato dal peso variabile che va dai 100g ad 1kg e viene attaccato alla lenza madre tramite un bracciolo di circa 1,5m dello spessore minore della lenza madre in modo da spezzarsi in caso di incaglio , per evitare che il piombo guardiano si attorcigli alla lenza madre è consigliabile inserire una girella sul bracciolo per smorzare le torsioni provocate dal piombo nel caso di velocità sostenuta


PALLA DI CANNONE PER AFFONDATORE(foto4)
E’ la classica palla impiegata sugli affondatori a palla di cannone o downrigger consiste in una palla di piombo dal peso variabile( da 2 a 8kg) sostenuta da un cavetto di acciaio di 130lb , viene impiegata per la traina di profondità con il downrigger per affondare con esche artificiali e vive


AFFONDATORE IDRODINAMICO(foto5)
Con il termine affondatore idrodimanico definiamo tutti quei planer tipo stim , ottimi per affondare lenze multi esche tipo filose o esche singole su canna
 
Dicembre 2007 Emanuele Lisi da Catania
Come agganciare il piombo guardiano




Per agganciare il piombo guardiano alla lenza madre esistono diversi metodi . L’aggancio deve essere semplice e allo stesso tempo veloce da sganciare in particolar modo quando si è alle prese con una grossa preda . Di solito la lenza madre (nylon o multi fibre) viene unita al terminale lungo ( 15-20 m) o con una girella calibrata in LB oppure con un nodo .
-foto 1 rappresenta il piombo guardiano munito di bracciolo e aggancio rapido
-foto 2-3 giunzione tra lenza madre e terminale tramite una girella , il piombo guardiano viene inserito sul corpo lenza tramite un aggancio rapido per piombi da surfcasting nel caso specifico è stato utilizzato un “gemini link “ della breakaway modificato con una girella , il sistema risulta facile da inserire e veloce da sganciare , come mostrato in foto deve essere inserito nel buco della girella rivolto verso la lenza madre del mulinello(in questo caso il multifibre) per dare la possibilità al terminale di ruotare liberamente .
-foto 4 nel caso che la giunzione tra lenza madre e terminale avvenisse tramite un nodo per agganciare il piombo guardiano al corpo lenza si deve creare un asola con un spezzone di dacron o multi fibre robusto
-foto 5 un altro valido sistema per agganciare il piombo guardiano alla lenza madre é quello di creare un nodo tra bracciolo del PG e lenza madre, nel caso è stato utilizzato un pezzo di dacron legato al bracciolo del PG tramite una girella, il pezzo di dacron viene legato alla lenza madre tramite un nodo molto semplice da eseguire , per liberare il piombo dalla lenza madre basta tirare il capo libero del dacron e il nodo si scioglie.
 
Ottobre 2007 Emanuele Lisi da Catania
Traina con il piombo guardiano



La tecnica del piombo guardiano è un sistema di pesca molto antico che viene utilizzato per affondare le esche vive a traina .Originariamente il piombo guardiano era usato con lenze a mano di grosso diametro e il suo peso era 1-1,500kg circa , invece oggi questo sistema è impiegato con le moderne attrezzature da pesca (canne e mulinello).Il piombo guardiano può avere forma conica , sferica , a pera ecc ecc (vedi foto1) ed è attaccato alla lenza madre tramite un bracciolo , in pesca viaggia ad una profondità maggiore rispetto alla nostra esca(vedi foto3) e in caso di innalzamento del fondale , il piombo toccherà il fondale marino prima dell’esca, ecco perché viene chiamato guardiano , guardiano del fondale .Questo sistema di pesca trova un largo impiego nella traina con le esche vive per insidiare ricciole ,dentici , leccie amia e serra e consiste in un bracciolo lungo circa 1-1,5m di diametro 0,35-40mm attaccato alla lenza madre del mulinello tramite un sistema a sgancio rapito e viene posto a circa 15-20m dall’esca (vedi foto 3). La tecnica del piombo guardiano spesso viene impiegato su canne e mulinello con lenza madre 0,60 o 30lb e piombature che variano a secondo del fondale da 300 a 700g , ad esempio per pescare a profondità di circa 30-40m si impiega un piombo guardiano di circa 500-600g , ma con l’utilizzo del multi fibre in bobina si è ridotto al massimo il diametro della lenza madre . In commercio esistono multifibre molto sottili con un diametro di 0,28mm e un carico di rottura di 100 lb cosi da consentire un ottimo affondamento con pochissimo piombo ,ad esempio con un piombo di circa 250g e un multi fibre di 30-50lb si riesce a pescare anche a profondità di circa 30-40m . L’impiego del multifibre favorisce la ferrata del pesce ma non consente errori durate il combattimento di grossi pesci tipo ricciole o lecce amia ,infatti non avendo alcuna elasticità la reazione del pesce è incrollabile con fughe veloci e lunghe , tutta la reazione viene assorbita dal finale e dalla canna causando la rottura del terminale . Per eseguire una corretta azione di pesca con il piombo guardiano è necessario trainare a basse andature nell’ordine di 1-1,5nodi per evitare di far salire il piombo guardiano troppo a galla a causa dell’ effetto vela della lenza madre del mulinello calata in mare . Procediamo con l’innescare il vivo , lo caliamo in mare e si controlla il nuoto , se è tutto regolare si filano in mare circa 15-20 di terminale dello 0,60-0,70 possibilmente al fluocarbon legato alla lenza madre del mulinello tramite un adeguato sistema di aggancio (girella calibrata in lb o nodo ) a questo punto agganciamo il piombo guardiano alla lenza madre (seguirà un articolo sugli agganci nei prossimi mesi) mettiamo la leva della frizione su Free e con il pollice controlliamo la fuoriuscita del filo fino a far toccare il piombo sul fondale , a questo punto posizioniamo la frizione su strike e giriamo qualche giro di manovella per sollevare il piombo dal fondo , dopo circa 30-40m ripetere l’operazione. Durante l’azione di pesca a intervalli di tempo è consigliabile ripetere l’operazione e far scendere le esche in particolar modo quando l’ecoscandaglio segnala grossi branchi di piccoli pesci ammassati sul fondale o in zone limitrofe a fango e roccie , il sali e scendi dell’esca incuriosisce spesso i predatori stimolandoli ad aggredire le nostre esche . Per avere un ottimo affondamento della nostra esca il filo del mulinello dovrà immergersi a circa 10 o max 15m dallo specchio di poppa , se la distanza è minore vuol dire che abbiamo troppo piombo e la nostra esca lavora sotto la barca o se è eccessivo vuol dire che abbiamo troppo filo in mare o andiamo ad una velocità di traina eccessiva . L’azione di pesca al 90% dei casi si svolge con la canna in mano per cercare di sentire tutti i movimenti della nostra esca e essere pronti a ferrare , quando diventeremo dei veterani ci potremo permettere il lusso di lasciare la canna nel porta canna ma dobbiamo stare sempre in agguato e pronti a ferrare . La pesca con il piombo guardiano non ha delle regole fisse di piombatura correlata alla profondità, perché è tutto una costante variabile dalla velocità della barca che deve essere la più bassa possibile dal diametro del filo in bobina e dalle correnti marine il tutto aiutato da un ottimo ecoscandaglio .
Di sicuro con questo articolo non abbiamo scritto nulla di nuovo rispetto a ciò che si trova in rete ma abbiamo dato un piccolo tocco in più al sito di Pescare in Sicilia .
 
Febbraio 2007 Emanuele Lisi da Catania
Traina alle Palamite con esche PAS


Gennaio ,febbraio, marzo e dicembre sono i 4 mesi in cui la palamita diventa padrona del sotto costa , si sposta in branchi composti da 1000 o più pesci di varie misure (dai 700g ai 5-6kg),di solito quelli grossi vivono in minor numero rispetto a quelli piccoli. La palamita è un pesce pelagico che appartiene alla famiglia degli sgombridi ed è combattivo, di sicuro stare alle prese con un grosso esemplare è un divertimento assicurato , è un pesce che ama cacciare sul fondo per cui la insidieremo con lenze piombate , ma durante i momenti di alba e tramonto si può insidiare a galla , spesso e volentieri si vedono le classiche cacciate ad alaccie a galla.Per insidiare la palamita a fondo siamo costretti ad usare lenze molto piombate dai 500g ai 1000 kg ma gli abilissimi pescatori dello stretto usano lenze a mano anche di 2.500kg , una vera fatica ma vi assicuro che ne vale la pena tentare . L’ eccellente artigiano Paolo Crisalli titolare dell’azienda PAS (www.p-a-s.it) ha pensato bene di costruire delle ottime esche per le palamite , sono composte da ami o’shaugnessy di tante misure dall’ 1 al 3/0 guarnite di ottima lana bianca di pecora gentile, raffinata tramite processo chimico o filo sintetico , i colori più catturanti si sono rilevati il bianco (chiamato bianco sigma ) e il verde fluorescente oppure quelle miste bianco -verde fluorescente e per finire contornate da alcuni filamenti argentai e dorati , anche questa esca come la mosso ricciola è un esca che deve essere usata con lenza a mano e deve essere mossa continuamente con la classica “annacata”. Dopo l’avvenuta cattura è indispensabile pettinare l’esca con un pettine a denti stretti in modo da rendere più adescante l’esca , come velocità di traina vi consiglio di andare molto lenti da 1,5 a 2 nodi , sembra un contro senso andare a basse andature con un esca artificiale ma la palamita si lascia ingannare facilmente alla basse velocità , che dire di più buon divertimento e un grosso grazie a PAS

-foto 1 palamite catturate con esca PAS
-foto 2 esche PAS palamita verdefuo-bianco-lana-misto biancoverdefluo
 
Ottobre 2006 Giuseppe Asta da Trapani
Traina alle aguglie


L’ ingrediente fondamentale per la traina col vivo, è il vivo stesso. Per questa tecnica vanno bene quasi tutti i pesci che vanno dai 100 gr fino ad arrivare al kg, ma si sa, che anche i pesci come noi umani, hanno delle preferenze riguardo l’alimentazione.
Le esche migliori per questo tipo di pesca sono:
- Calamaro;
- Totano;
- Seppia;
- Aguglia;
- Sugherello;
- Occhiata;
- Cefalo.

In questo articolo parleremo della traina alle aguglie, toccando l’argomento in tutti i punti essenziali quali le attrezzature, i terminali, tecnica, le esche e la velocità di traina.

L’attrezzatura che ci consente di pescare le aguglie deve essere leggera e sensibile, proprio questa caratteristica è importante perché va tenuta in mano durante l’azione di pesca, ed il motivo lo spiegherò più avanti quando parleremo di tecnica.
Le canne che si addicono di più a questa tecnica sono canne da spinning leggero 10/20 gr. Di lunghezza max 3 mt, montate con mulinelli piccoli e leggeri caricati di un buon 0,16 / 0.18.

Alla fine della lenza madre è meglio mettere uno spezzone di un paio di metri di fluorcarbon, alcuni lo fanno di sezioni ridotte tipo 0,10 , ma io visto le dimensioni delle aguglie che popolano la mia zona, non scendo mai al di sotto dello 0,14.

Le esche usate per insidiare questo belonide, sono varie e possono essere artificiali o naturali.
Per quanto riguarda le esche artificiali, a mio parere quelle che danno maggiori risultati sono le matassine o meciuda, sono dei cerchi formati da filamenti di cotone o seta che imprigionano il becco delle aguglie quando queste cercano di colpirli. Possono essere di diverso colore, arancio, giallo, bianco.
Questa esca artificiale secondo il mio parere è la migliore per quanto riguarda la salvaguardia della vitalità delle aguglie perché non le ferisce minimamente, ma non è di sicuro la più redditizia.
L’ esca migliore è quella naturale, specialmente se è viva. L’esca che uso maggiormente è il coreano vivo.

Il terminale che si usa per innescare il coreano vivo è costituito da uno spezzone di un paio di metri di fluorcarbon di sezione ridotta 0,10 / 0,16 come accennavo sopra, completato da 2 ami del numero 10 montati in tandem, cioè uno dietro l’altro ad una distanza di circa 5 / 7 cm.

Il coreano s’innesca facendo passare il primo amo (trainante) dalla bocca del verme, ed il secondo amo (pescante) sul corpo facendo in modo di non mettere in tensione il tratto di filo che c’è tra trainante e pescante. Il tutto si cala a 20 / 30 mt dallo specchio di poppa e si procede ad una velocità di 1 / 2 nodi.

La tecnica consiste nel tenere la lenza madre con l’indice, (ecco il perché della leggerezza dell’attrezzatura) l’aguglia come tutti i rostrati è molto sospettosa e prima di inghiottire l’esca la colpisce con il becco,quindi dobbiamo essere pronti a lasciare la lenza per un paio di secondi non appena si sente la prima toccata, che corrisponde al colpo di becco dell’aguglia sull’esca. Passati i 2 secondi si deve chiudere l’archetto e ferrare.
Il combattimento con questa attrezzatura leggera sarà divertentissimo, ma non ci si deve dilungare molto, altrimenti rischiamo di stancarla troppo.
Con questo metodo si possono prendere anche altre specie di pesci, mi capita spesso di prendere tracine, pesci lucertola, leccie stella, una volta mi è pure capitato un sugherello che poi mi ha regalato una riccioletta oltre 2 kg, ma soprattutto occhiate.
 
Luglio 2006 Emanuele Lisi & Ing. Gianfranco Urbani
Traina di profondita' con il Monel


Un’ altro sistema valido per affondare le esche (vive e artificiali) è il monel .
Esso è un filo acciaioso (nickel-cromo) con ottime qualità di affondamento utilizzato in particolar modo per la pesca a spigole e dentici , di solito viene venduto in due bobine unite da 100m l’una in libraggi che variano da 20 a 80 lb, ma quelli più usati sono 30-50lb. Però durante le manovre di recupero e di cala , l’utilizzo di monel di grosso libraggio potrebbe comportare il rischio di spaccare il monel per la troppa rigidità oppure creare parrucche(effetto molla) con la conseguenza di bloccare il mulinello rotante.
Il monel ( es. 50lb) affonda 1 m circa ogni 10m di monel calato in mare alla velocita di 3 ,5 nodi circa . Il mulinello nel quale va imbobinato il nostro monel deve avere delle caratteristiche particolari , infatti la bobina deve essere in acciaio inox per evitare che le *correnti galvaniche (vedi articolo seguente) la corrodano , se non disponiamo un mulinello con una bobina in acciaio inox dobbiamo provvedere al suo isolamento con del nastro isolante . La canna che utilizzeremo per la pesca con il monel dovrà essere munita di passanti a carrucola o anelli per uso specifico del monel , in modo da evitare che gli anelli si intacchino e si spacchino .
Procediamo quanto segue per l’imbobinamento del monel
-usare mulinelli a bobina rotante della misura minima del 4/0
-se non disponiamo di mulinello con bobina inox isolare la bobina
-creare un fondino di nylon 200m circa dello 0,60 mm
-legare il filo del fondino al monel tramite un nodo albrigh special oppure una girella di adeguato libraggio capace di passare attraverso le carrucole o gli anelli della canna
-eseguire l’operazione di imbobinamento sempre in due persone per evitare parrucche
-dopo aver imbobinato il monel legare circa 15metri di terminale dello 0,40-50 (dipende dalle prede che si vuole insidiare) tramite una girella oppure un nodo albright special e poi legare l’artificiale.
Dopo avere effettuato l’ imbobinamento eseguire una marcatura ogni 25 o 50m con dei nodini colorati per avere un idea di quanto monel abbiamo calato in mare durante l’azione di pesca e per questo vi consiglio di confrontare l’affondamento del monel con un adeguato ecoscandaglio.
Per mettere in pesca il monel eseguire quanto segue
-mettere il natante ad un regime di pesca di 2-3 nodi
-calare in mare l’artificiale con relativo terminale , avendo cura per i primi 15-20 m di controllare la rotazione della bobina con il pollice
- per facilitare la messa in pesca del monel vi consiglio di usare un minnow a paletta metallica o un super bavettore , cosi da creare più attrito ed evitare parrucche.
Dopo aver messo in pesca la canna tarare la frizione sullo strike e aspettare l’abboccata del pesce e durante il suo recupero non scordate che il monel ha elasticità nulla e tutti i colpi vengono assorbiti dal terminale di nylon e dall’esca artificiale o dall’amo , per evitare sgradevoli sorprese come spaccatura del terminale o perdita del pesce tarare la frizione del mulinello a mestiere.

La corrosione galvanica a cura dell'Ing.Gianfranco Urbani
Il fenomeno corrosivo più nominato è sicuramente quello noto con il nome di corrosione galvanica, ma ce ne sono anche altri, come quelli provocati dalle correnti parassite, dalle correnti di circolazione e da ogni altro tipo di correnti vaganti. Bisogna infatti ricordare che tutte le correnti elettriche, da qualsiasi fenomeno innescate, provocano fenomeni di corrosione nei metalli interessati dalla loro circolazione. La corrosione galvanica è un fenomeno imprevedibile e spesso molto pericoloso. E' sicuramente diretta conseguenza delle correnti elettriche che nascono e si sviluppano fra due o più metalli, più o meno vicini nella scala galvanica, che, elettricamente collegati tra loro, sono anche immersi in una soluzione salina.
In queste condizioni ogni metallo assume un proprio potenziale elettrico. Se i metalli interessati dal fenomeno sono diversi, o direttamente, o attraverso la soluzione salina nella quale sono immersi, inizierà un naturale movimento di elettroni, come in qualsiasi circuito elettrico quando, per qualsiasi motivo, vengono in contatto due punti a potenziale elettrico diverso. Naturalmente l'intensità di questo movimento di elettroni sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la differenza di potenziale elettrico fra i metalli oggetto del fenomeno. Questo movimento di elettroni rappresenta una vera corrente elettrica, che in questo caso viene chiamata corrente galvanica.
La corrente galvanica innesca immediatamente un processo di corrosione che coinvolge tutti i metalli interessati dal fenomeno elettrico. Essendo però la natura intrinseca dei metalli molto diversa tra loro, anche la corrosione cui vengono sottoposti assume quantità a volte molto diverse tra loro. Naturalmente quindi i volumi maggiori di corrosione saranno evidenziati maggiormente nei metalli meno nobili. (Per es. sarà molto più attaccato un alluminio piuttosto che un acciaio).
Le correnti galvaniche normalmente nascono in modo del tutto spontaneo, pur nelle condizioni appena descritte, apparentemente senza una logica prevedibile. Si è però notato che quasi sempre sono influenze esterne che contribuiscono ad innescare il fenomeno elettrochimico che può poi continuare anche da solo. Una delle maggiori cause esterne è sicuramente da ricercare nei potenziali elettrici che si manifestano con l'allacciamento degli impianti di bordo a 12 o 24 Volt, alle reti di distribuzione elettrica a 220 Volt. Questi potenziali elettrici, che sono diversi da quelli presenti nei metalli immersi di una barca, assumono spesso valori anche considerevoli rispetto al suolo terrestre e rispetto alle altre strutture immerse più o meno nelle vicinanze. Come già detto, tutte le strutture metalliche in contatto con acqua salata sono destinate a subire danni quando si trovano attraversate da correnti elettriche di qualsiasi natura ed origine. Tutti i metalli quindi sono interessati a questi fenomeni di corrosione.
 
Giugno 2006 Emanuele Lisi da Catania
Traina di profondita' con l'affondatore o downrigger


In questo piccolo articolo apprenderemo come la traina di profondità e quella di superficie sono diverse sulla base della posizione dell’esca. In quella di profondità l’esca scende alla profondità che noi stessi stabiliamo , e ciò può avvenire attraverso vari e molteplici sistemi di affondamento: l’affondatore a palla di cannone, il monel, la piombatura frazionata, il dacron o cordino con anima interna di piombo e gli affondatori idrodinamici. Il più usato è l’affondatore a palla di cannone o più comunemente chiamato downrigger. Il primo affondatore importato in Italia fu il famoso Fantom Master della penn,in seguito altre aziende del settore si impegnarono nella costruzione di affondatori simili . Quello di cui vi parlo in questo articolo è il kristal fishing XL 16 che io stesso utilizzo da più di 6 anni è vi garantisco pur trattandosi di un vecchio modello è ancora valido . Il downrigger consiste in un piccolo arganetto capace di contenere svariati metri di cavo d’acciaio a cui viene attaccata una palla del peso variabile tra i 3 e 6 kg con relativo sgancio rapido che al momento dello strike la pinzetta sgancia la lenza madre del mulinello e il combattimento e il recupero del pesce avviene in maniera più naturale e leggera. L’utilizzo del downrigger ha reso la vita più facile a molti trainisti consentendo di sondare le fasce d’acqua più profonde è rendendo più sportiva e divertente la pesca, può essere impiegato sia con esche artificiali che vive.

PARTI PRINCIPALI DEL DOWNRIGGER
Un affondatore può essere manuale o elettrico , (in quest’ultimo caso è agevolato il recupero della palla) e generalmente è composto da:
- un arganetto capace di contenere svariati metri di cavo d’acciaio con girellona per l’aggancio della palla
- Una basetta per lo staffaggio nella zona poppiera della barca oppure un apposito braccetto per inserirlo in un apposito porta canna
- Un braccio-tubo per tenere distante dalla poppa il complesso palla-pinza con una carrucola in testa per facilitare il recupero e non far rovinare il cavetto e un adeguato contametri per sapere a che profondità viaggia la nostra palla da confrontare con un ecoscandaglio
- Una palla può variare da 3 a 6 kg
- La pinza a sgancio rapido , ne esistono varie in commercio una delle più valide e facile da reperire è quella stonfo come mostrata in foto

PREGI
- velocità più elevate per la pesca con il vivo rispetto al piombo guardiano anche 2 nodi con la possibilità di riuscire a scandagliare zone molto vaste in minor tempo
- recupero della preda direttamente a filo nudo
- alle basse andature sotto i due nodi , pescando con il vivo il cavetto pesca perpendicolarmente allo specchio di poppa della barca dandoci una profondità reale di pesca
- posizionare l’esca alla profondità prescelta alle basse andature
- trainare in zone affollate da molte barche in quando il filo scende perpendicolare alla barca, senza correre il rischio di farsi tagliare il filo

DIFETTI
- durante l’azione di pesca non si può sapere cosa può accadere alla nostra esca , rasentando il fondo può capitare di tutto , l’esca si può sporcare di alghe oppure prendere qualche pesce piccolo che non fa sganciare la pinza , mi è capitato spesso di prendere l’odioso pesce lucertola rovinando tutto , causando l’ingarbugliamento del terminale , consiglio di controllare spesso l’esca
- aumentando la velocità conseguentemente aumenta l’inclinazione del cavetto per via degli attriti provocati dalla palla dal cavetto d’acciaio e dalla lenza madre del mulinello così per raggiungere profondità elevate dobbiamo sbobinare molti metri di cavo e in alcune situazioni anche il doppio della profondità di pesca
- il cavetto d’acciaio durante l’azione di pesca crea un ronzio pauroso udibile anche dalla barca , quando ero alle prime esperienze con l’affondatore non riuscivo a capire cosa fosse quel ronzio, dando anche fastidio ai pinnuti in particolar modo alle spigole ,ma per ovviare a questo problema , seguendo il consiglio di chi più esperto di me, ho sostituito il comunissimo cavetto da downrigger con un multifibre di ottima qualità il Kristal Fishing 0,65mm per 130lb che rispetto al cavetto d’acciaio(1-1,5mm) ha uno spessore minore permettendoci di scendere più in profondità in quanto fa meno attrito in acqua , in particolar modo durante l’azione di pesca con gli artificiali alle alte andature (3-4nodi) e così eliminiamo anche quel ronzio che può infastidire i pesci

L’AZIONE DI PESCA
Per prima cosa filare in mare l’artificiale a circa 40-50 dalla poppa
- mettere a penzolone fuori bordo la palla e la relativa pinza a sgancio rapido
- inserire il filo madre del mulinello nella pinza e dare una giusta taratura alla pinza tanto quanto basta a far avvenire lo sgancio solo sullo strike del pesce (da premettere che tra pesca con il vivo e con l’artificiale la pinza ha due gradi di taratura diversi , per il vivo deve avere un grado ti taratura minore rispetto a quella con l’artificiale)
- riporre la canna nell’ apposito porta canna
- inserire il folle sul mulinello e inserire il cicalino (questa manovra serve a far evitare di sganciare la pinza durante la discesa della palla)
- dare all’imbarcazione una giusta andatura ( con artificiale 3-4nodi con il vivo 1,5-2nodi)
- filare la palla in mare interfacciando ecoscandaglio e contametri dell’affondatore per evitare di incagliare la palla
- appena raggiunta la profondità prescelta frenare l’arganetto dell’affondatore con la frizione di cui è dotato
- inserire la marcia sul mulinello avendo cura di recuperare il filo in eccedenza mettendo in tiro la canna sull’affondatore senza pregiudicare lo sgancio della pinza se no dobbiamo rifare tutta l’operazione
- sullo strike del pesce la canna passera da inclinata in posizione di riposo , le manovre da fare sono 3 (diminuire leggermente l’andatura, recuperare la palla, recuperare il pesce a canna libera)

Se si desidera pescare con il vivo eseguire le stesse manovre come descritte precedentemente, solo con una variante : quando avviene lo strike del pesce dare gas al motore cosi da eliminare il filo in bando che si viene a creare tra canna, palla e pesce abboccato assicurandosi la ferrata dello stesso

COME STABILIRE LA PROFONDITA’
Il grosso dilemma dell’affondatore è avere una tabella delle profondità di affondamento , la si può ricavare tramite un piccolo stratagemma ma sono sempre soggette a variazioni, come detto in precedenza profondità di pesca , velocità della barca e cavo da filare in mare sono direttamente proporzionali , all’aumentare dell’ uno aumenta l’altro . Portiamo la nostra imbarcazione su un fondale sabbioso e mettiamoci all’ andatura da noi prescelta ,per esempio 3 nodi e filiamo in mare la nostra palla di 5 kg che generalmente è la più usata, appena sentiremo che la palla striscia sulla sabbia annotiamo su carta e penna profondità rilevata sull’ecoscandaglio , velocità barca , metri di cavo filato in mare rilevati sul contametri , vi consiglio di fare delle prove ponendo una scala 15-20-25-30-ecc…

- velocità 3 nodi palla 5kg, multifibre 0,65 corpo traina 0,40 artificiale un cucchiaino come esca
- 15m di cavo filato in mare la palla ha raggiunto quota 13m circa
- 20m di cavo filato in mare la palla ha raggiunto quota 16m circa
- 30m di cavo filato in mare la palla ha raggiunto quota 24m circa
- 40m di cavo filato in mare la palla ha raggiunto quota 28m circa
- 50m di cavo filato in mare la palla ha raggiunto quota 30m circa

vi ricordo sempre che le profondità sono soggette a variazioni che dipendono dalle correnti marine ,dagli artificiali che usiamo (ad esempio un cucchiaino fa meno resistenza rispetto ad un minnow con paletta metallica o con superbavettone ), dal corpo traina usato nel mulinello , dal diametro del cavetto usato nell’affondatore e dal peso e forma della palla , altro sistema per costatare la profondità della palla è munirsi di un ottimo ecoscandaglio capace di rilevare il segnale della palla e usare la pallaplaner della ilba ma anche questo sistema ha i suoi limiti poiché ad elevate profondità si perde il segnale per via del troppo allontanamento della palla dal cono di azione dello scandaglio.
 
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