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Marzo 2010 Tino Parisi
Gli ami



C’è un oggetto,facente parte della nostra attrezzatura,di cui non possiamo proprio farne a meno,in nessuna delle techniche di pesca,siano esse dedicate ai piccoli pesciolini come ai tonni giganti,un oggetto su cui,in linea di massima,si fonda il principio della cattura della nostra preda.Stiamo parlando dell’amo,l’uncino in materiale ferroso con cui terminano i nostri braccioli,quello che,coperto da un esca,tradisce il pesce che la mangia.L’amo è forse l’attrezzo da pesca più antico,senza di esso o meglio senza il suo progenitore,i nostri antenati non avrebbero potuto catturare i pesci…credo che sìa doveroso ringraziare l’ignoto inventore dell’oggetto che ancora oggi,logicamente con i dovuti aggiornamenti,ci permette di dilettarci nell’arte della pesca.
Esistono svariati tipi di ami,diversi per forma,materiale di costruzione,tipo di punta e destinazione d’uso.

DI COSA E’ FATTO?

I moderni ami da pesca,sono costituiti da acciaio additivato al carbonio,ma possono anche essere costruiti in acciaio o acciaio inox,che ricordo,altro non è che una lega.E’ da tenere presente che,comunque,il materiale di costruzione incide sul peso del nostro uncino.Un amo con alta percentuale di carbonio a parità di misura,pesa meno di uno in acciaio(diciamo “puro“),ma flette più facilmente,resiste meno agli effetti corrosivi degli agenti atmosferici,ma è più affilato,anche se si spunta più facilmente.Non c’è un amo perfetto,ognuno ha pro e contro.

LE FORME.

Di fronte all’enorme quantità di ami disponibili nei negozi,molti si trovano a dover affrontare un momento di altissima perplessità…a parte la miriade di varianti,le forme canoniche non sono molte,ognuna possiede comunque una sua ragion d’essere ed una diversa destinazione d’uso.

-CRYSTAL:l’amo che tutti conoscono,il generico per eccellenza,gambo di lunghezza media,a filo sottile,storto,generalmente nichelato,punta a spillo,viene usato per le tecniche leggere e per innescare vermi,tocchetti di gambero e generalmente esche di ridotta grandezza,la forma della curvatura contribuisce a trattenere l’esca.
Si usa generalmente per innescare vermi e piccoli tranci e per la cattura di pesci di taglia non importante.

-BEACK:l’amo da masticazione,quello per grossi calibri,gambo corto,filo grosso,punta rientrante,che gli consente di trovare sicuro appiglio nella bocca della preda,è un amo definito da assaggio.La tecnica che lo vede sul gradino più alto è il surfcasting,ricoperto da grossi inneschi,non teme niente (tranne le mascelle dell’orata),nelle misure zerate fa da piercing ai pesci esca.E’ un amo relativamente pesante,ma all’interno di esche pesanti,tranci di pesce,di grossi vermi,calamari ecc la preda non riesce ad apprezzarne il peso,difetto che compensa con la robustezza.Solitamente ad anello,ma si trova anche a paletta.
Si usa generalmente per innescare le esche che vengono masticate o dov’è richiesta un assoluta robustezza,quindi per la pesca a grosse prede o comunque,prede che possiedono un apparato boccale particolare,come l’orata,che tendono a distruggere altri tipi di uncino.E’ comunque un amo che va inserito dentro esche pesanti,per mascherarne il peso.Denota anche un elevato potere autoferrante,sempre che il complesso pescante sia correttamente in tensione.

-ABERDEEN:l’amo da verme,gambo extra lungo,che serve da intelaiatura all’innesco di anellidi,curva tonda,punta corta,si può trovare sia a paletta che a micro occhiello,ma ce n’è anche una versione con solo una zigrinatura nella parte bassa del gambo,su cui dovrebbe far presa il nodo,solitamente uno snelling a hook.E’ molto leggero ma parimenti delicato,si apre facilmente e molleggia,sconsigliato per prede di un certo peso.
Si usa generalmente per l’innesco di vermi.La sua leggerezza,non inficia la presentazione di esche di peso ridotto,arenicola in primis.Viene comunque usato anche per l’innesco di tranci.

-O’SHAUGNESSY:si può dire che sia un crystal da combattimento,dritto,con occhiello,costruito in acciaio,usato quasi solamente nel surf casting.
Si usa generalmente in accoppiata al beack,ne condivide infatti la robustezza strutturale,è comunque un amo da ingoio e solitamente farcisce esche di una certa lunghezza.

-CIRCLE HOOK:ecco uno degli ami più strani in commercio,guardandolo non si riesce a capire come possa infiggersi in un apparato boccale,l’autoferrante x eccellenza,usato di solito nella traina.Per funzionare a dovere non deve essere legato come un amo qualunque,ma bensi montato in un asola,in modo da essere libero di girare e trovare il proprio appiglio,nel lato della bocca,l’esca sarà montata tipo air rig,o comunque in modo da lasciare la punta completamente scoperta.Quest’amo non richiede nessun tipo di ferrata,che anzi,risulta controproducente.
Si usa poco nelle techniche da riva,ancora in fase di prova …



La carrellata di ami non finisce qui,ne troviamo di svariate forme,materiali,colori.Quelle sopra riportate sono solo le forme più diffuse,quelle che tutti devono,o almeno dovrebbero,conoscere e saper usare.

Le punte

Un cenno lo meritano le punte,o meglio la loro affilatura e qualche loro caratteristica peculiare.Abbiamo ad esempio,punte corte,punte lunghe,punte curve,ma abbiamo anche punte a coltello,con sezione schiacciata,punte cutting,con sezione sommariamente stellare (stella a tre punte) e chissà quante altre ne inventeranno.Quello che però è fondamentale è l’affilatura,che oggi viene ottenuta tramite erosione chimica.Con questo procedimento l’affilatura è superiore a qualunque affilatura meccanica,anche se molti di noi persistono nell’affilare i propri ami con una pietra anche quando non ce ne sarebbe bisogno.E’ inutile spiegare perché un amo dev’essere molto affilato,da lui e dal suo potere di penetrazione dipende l’esito della abboccata.



Consigli:

Non scegliamo l’amo solamente in base all‘esca,ma anche in base al pesce insidiato,sia come misura che come forma.

Non bisogna avere paura di eccedere nella misura(sempre nei limiti s’intende),meglio una misura in più che una in meno.

Non risparmiamo sugli ami,sono la base della nostra attrezzatura.

Non li utilizziamo più di una pescata e cambiamoli dopo la cattura di un grosso pesce,non si sa mai,si potrebbe essere rovinata l’affilatura della punta e/o la struttura potrebbe aver subito microtraumi o stress vari.

Il pesce non è stupido,conosce il peso dell’esca e la forza che ci vuole per aspirarla o sollevarla dal fondo,quindi non usiamo un beack 1/0 per innescare l’arenicola.



Tino Parisi-fumo78
 
Giugno 2007 Salvod
Daiwa Sealine 30 H

- Peso: 19 oz = 540 g
- Ratio: 3.8:1
- Capienza: dichiarata 250 metri di 0.45 - Reale 250 m di 0.50
- N° Cuscinetti a sfera: 2
- Corpo: monoblocco in alluminio
- Bobina in alluminio
- Frenatura meccanica
E' un po' più compatto ma più pesante: 540 g contro i 510 g dello Slosh;

La capienza dichiarata è inferiore: 250 m di 0.45 contro i 265 dello dello Slosh ma in realtà ci vanno 250 metri di 0.50 comodi comodi.

Il rapporto di recupero è molto più basso 3.8:1 contro 6:1 dello slosh.

Non ha centrifughi e per frenarlo si deve fare ricorso al freno meccanico (o ad olio denso nei cusinetti)
Come si può notare il corpo è un monoblocco in alluminio e non è possibile togliere la guancetta di sinistra che è solidale al corpo, per accedere alla bobina e ai cuscinetti bisogna quindi smontare la guancia destra.
Le mie impressioni sono:

Mulinello potente e ben fatto, adatto alla pesca col vivo, la frizione sembra molto ben modulabile, pronta e potente (spero di provarla presto gh gh gh :P ).
Le parti esterne sono molto curate e internamente non esistono parti in plastica e non si è lesinato con l'acciaio inox.

I contro sono:
- Mancanza di freni centrifughi;
- Rapporto di recupero eccessivamente basso (3.8:1);
- Avrei preferito un po' di capienza in più.


Ho smontato del tutto il meccanismo interno e, devo dire che anche lì la Daiwa ha fatto un bel lavoro.
Infatti il pignoncino è realizzato in acciaio inox mentre la corona è in bronzo ed ha dimensioni abbastanza generose.
La meccanica è semplice (come quasi tutti i rotanti)
L'ho provato a pesca dopo aver aggiunto dei magnetini al neodium.

Ho imbobinato il mulo con 250 metri di 0.50 e l'ho montato (alto) su una Daiwa HPB mf 4 - 6 oz.
Le mie impressioni sono state fondamentalmente buone. Il basso rapporto di recupero non mi ha dato problemi nemmeno fra le rocce anzi, contribuisce all'aumento di quella sensazione di potenza già suggerita dall'estetica del mulo.
Ho trovato inizialmente qualche difficoltà dovuta al peso ma solo all'inizio, ci si abitua subito.
Nel lancio (above) non ho trovato grosse difficoltà e più o meno mi ha dato gli stessi metri che mi dà lo slosh in condizioni analoghe. Certo la bobina è bella pesante ed ha quindi una grossa inerzia; non sono un lanciatore ma diciamo che per lanciare un piombo per poi attaccare un bracciolo a teleferica non si incontra nessun tipo di problema.

Il mulo è proprio bello e penso che quest'estate mi farà spesso compagnia nelle mie uscite col vivo.
Mi chiedo perchè la Daiwa ha smesso di produrli magari migliorandoli aggiungendo un custinetto a rulli monodirezionale per l'antiritorno infinito.
Foto 1 Daiwa Sealine 30 H
Foto 2 Paragone con lo Slosh 30:
Foto 3 Esploso
Foto 4 Il pignoncino e l'asse (solidale alla bobina) sono in acciaio inox, la corona è in bronzo
Foto 5 Guanciola
 
Ottobre 2006 Emanuele Lisi da Catania
Teleferica: innesco del vivo


Dopo aver eseguito con cura il terminale a due ami (vedi foto 1 ) uno fisso e l’altro scorrevole (vedi articolo sez. rock due ami per il vivo ) , passiamo all’innesco del vivo per la teleferica .
L’operazione è abbastanza semplice ma deve essere eseguita con molta cura per evitare di togliere vitalità al nostro pesce esca , eseguire quanto segue:
- bagnarsi le mani con cura prima di toccare il nostro pesce esca per evitare di scottare lo stesso poiché la temperatura del corpo umano é più alta di quella dei pesci
- conficcare l’amo scorrevole nei pressi della coda (vedi foto 2)
- conficcare l’amo fisso nei pressi del dorso o schiena(vedi foto 3) avendo cura di lasciare il giusto lasco di filo tra il primo amo e il secondo , in modo che il nostro pesce esca nuoti liberamente e senza ostacoli
- se il pesce esca viene innescato con cura durerà molte ore a meno che non venga mangiato da un altro pesce predatore.
 
Settembre 2006 Emanuele Velardita da Caltanissetta
Gronghi & co.


Sebbene bistrattati, gronghi e murene rimangono Sovrani indiscussi della pesca economica, praticabile con una buoni risultati durante tutto l’arco dell’anno e rappresentano, di fatto, un importante anello dello sviluppo tecnico del Surfcaster.
Certo, il loro pregio in cucina non può essere paragonabile a quello di spigole, orate e saraghi, ma bisogna sempre ricordare che non si pesca solo per il piatto anzi, molte volte, si pesca per tutto tranne che per esso.
SPOT, TECNICHE E ATREZZATURE.
Piccole spiagge in prossimità di porti e frangiflutti, classiche calette incastonate tra rocce rappresentano l’habitat ideale per i gronghi.
Per le murene, diversamente, rivolgeremo le nostre attenzioni a quei luoghi il cui fondale è caratterizzato da piccole chiazze di sabbia circondate da scogli.
Diversi sistemi di caccia caratterizzano le due prede.
Infatti, mentre il grongo ha un’attitudine spiccatamente predatoria, che lo porta ad uscire dalla tana per cacciare durante tutta la notte, la murena ha un approccio più sedentario, con attese di fronte la tana o, al massimo, piccoli e fulminei raid nei paraggi della stessa, giustificati solo dall’aver puntato l’eventuale e facile preda.
È facile, dunque, ipotizzare un diverso comportamento durante l’abboccata.
Nervosa e violenta quella della murena che, puntato l’innesco, schizza dalla tana, imbocca e rientra con velocità impressionante;
lenta, alle volte addirittura impercettibile, quella del grongo, il quale si muove lentamente sul fondo, incontra l’esca la mette in bocca e inizia ad ingurgitarla per poi continuare la sua passeggiata.
Parlando di esche, questo è il campo in cui la sarda regna sovrana.
A tranci o intera, comunque rassodata con filo elastico, purchè fresca e rinnovata con una certa frequenza al fine di dare continuità alla scia olfattiva.
Alternative valide sono rappresentate dai i tranci di pesce locale, catturato al momento, quindi sfilettato e innescato, come anche i tentacoli di polpo, base principale della dieta della murena.
Soddisfacenti sono anche gli inneschi misti (tipo totano-sarda), unendo alla componente olfattiva della sarda quella visiva del totano.
Inutile elemosinare sulle porzioni di esca; più abbondante è, meglio sarà ai fini di una cattura veramente di pregio.
Andando al complesso pescante è ovvio che, parlando in questi termini non si può andare molto per il sottile, con diametri del finale a partire almeno dallo 0,60 (meglio uno 0,80 per la murena) e ami che difficilmente dovranno scendere sotto il 3/0, da scegliere robusti e, possibilmente, in carbonio, vista la facile esplulsione in caso di rottura.
ll finale di base parte da 1,50 mt -da montare possibilmente in basso vicino al piombo- da accorciare e alzare sul trave in base alle condizioni del fondale.
Non sono da snobbare le soluzioni con piombo a perdere, per i casi più complessi, così come, per quelle situazioni veramente al limite dell’affrontabile, con fondali fortemente accidentati e difficili da gestire, troveremo un grande alleato nel “lift” (o ascensore), un trave il cui funzionamento dovrebbe aiutarci a scongiurare quasi del tutto gli incagli.
La robustezza finale sarà da cercare anche negli attrezzi che destineremo allo scopo.
Che siano di taglio tele o ad innesti, l’importante è concentrarsi su attrezzi dal carattere deciso, in grado di staccare senza tentennamenti la preda dal fondo ed evitare che, intanandosi, vada a sfregare il finale sulle rocce; così anche per i mulinelli, fissi o rotanti a seconda delle preferenze personali, ma da scegliere tra quelli dal recupero più potente e dalla struttura più robusta, che non entrino in crisi alle prese con i pesi più sostenuti, ed imbobbinati con fili almeno dello 0,35.
Quello a cui potremo eventualmente rinunciare sarà la frizione e la sua modularità, posto che si lavora a frizione chiusa per evitare ingestibili e pericolose fughe della preda, che cercheremo di assecondare, eventualmente e con molta parsimonia, attraverso l’antiritorno.
In conclusione, due prede veramente divertenti, che ci permettono di avere un approccio da manuale con la combattività e che, vista la relativa facilità di cattura, ci possono permettere anche i test con le nuove attrezzature, senza inutili sperperi di tempo e denaro, alla ricerca di qualcosa di più blasonato, ma sicuramente anche più raro.
 
Maggio 2004 Emanuele Lisi da Catania
La teleferica


Sulla base delle mie esperienze di pesca con il vivo considero la tecnica della teleferica uno dei migliori sistemi per pescare a Rock Fishing , sistema utilizzabile anche nelle spiagge profonde. Con la teleferica , il pesce- esca non viene stressato dal lancio e si presenta così in maniera molto naturale ai predoni ,i pesci che possiamo insidiare sono: la leccia , la ricciola , il pesce serra , la spigola , la cernia,il pagro e sua maestà il dentice . L’attrezzatura richiesta per questo sistema di pesca deve essere una canna robusta ma non eccessivamente rigida , in grado di lanciare zavorre da 100 a 200 g,useremo tale potenza nella fase del combattimento ,la lunghezza non dovrà mai essere inferiore ai 4m e superiore ai 4,50m ,troveranno spazio tutte le Rip e le tescopiche di ottima qualità ,invece come mulinelli devono essere utilizzati fissi e rotanti di ottima qualità con bobine di generose dimensioni capaci di contenere almeno 300m dello 0,40( le grosse lecce e ricciole ci daranno filo da torcere) ,chi fosse in possesso dei vecchi mitchell 496 e 498 pro può rispolverare questi prestigiosi fissi che saranno di grande aiuto poiché sono delle vere e proprie macchine da combattimento. A questo punto non mi resta che illustrarvi il terminale e l’azione di pesca .Il terminale sarà dello 0,60 al fluocarbon lungo 2,50m armato con due ami in serie a becco d’aquila con occhiello di numerazione dal 3/0 al 5/0 , nell’ estremità opposta inseriremo uno stopperino in gomma e un piombo di circa 20g che aiuterà il pesce esca lentamente a raggiungere il fondo dove arresterà la sua corsa nella perla di battuta. Il pesce esca deve essere innescato avendo cura di bagnarsi le mani prima di toccarlo per evitare scottature dello stesso poiché la temperatura del corpo umano é piu’ alta di quella dei pesci, così conficcheremo nel dorso l’amo n° 1 e vicino la coda l’amo n°2. Dopo aver lanciato alla distanza voluta, bisogna mettere il filo in tensione e di conseguenza attaccheremo il terminale al trave tramite la girella in modo che lentamente raggiungerà il fondo alla ricerca del predone. Nel caso il fondale fosse ricoperto da alghe o si presume che i predoni caccino un po’ piu’ staccati dal fondo occorre allungare il bracciolo del piombo a perdere impedendo così all’esca di nascondersi alla vista dei predoni. Le esche che vi consiglio di utilizzare sono: l’aguglia , il cefalo, la boga, l’occhiata ,il sugarello e la mormora (da usare in spiaggia). Per concludere vi voglio segnalare alcuni spot validi della Sicilia orientale : Capo Murro Terrauzza (SR), il porto di Catania, il porto di Riposto, Fondaco Parrino, Capo Alì , Capo Scaletta e per finire Capo Milazzo. Con la speranza che questo articolo vi possa portare catture da poster vi faccio un mega in bocca a lupo.
 
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